Sì, sono proprio quelle mani, in mezzo a milioni di mani quelle che meglio aderiscono alle tue. Le cui dita meglio si incastonano tra le tue e che sono fredde perché aspettano la tua stretta.
Sono mani di qualcuno che avevi già in mente e che forse hai già incontrato prima di essere vivo, in un’altra vita. Mani che ricordi e che ti rammentano l’avvolgente emozione del mare, la tiepida costanza della brezza, il culmine blu del cielo prima del mezzogiorno, il velluto della poltrona del mare, così calda in estate e così accogliente nei pomeriggi di fine inverno, quando fuori dalle imposte ruggisce il vento salso della mareggiata.
Pensa: potresti non stringerle mai, quelle mani (la maggior parte delle volte è così); potresti trovarne di simili: calde se le tue sono fredde, ma non perfettamente aderenti alla pelle delle tue. Perché in alcuni, rari o rarissimi casi, una volta su un miliardo, sono così aderenti che persino le linee sui palmi si incastrano. E allora riesci a volare come un personaggio di Chagall, tra mucche e violini, e ti perdi in uno spazio azzurro che non conosce i limiti del tempo. Quello che si chiama amore senza se e senza ma. Amore; semplicemente amore. Puro come acqua sorgiva, come il camminare di un bimbo, come la sua bocca rosa e il suo sguardo incontaminato.
Molte volte sono morbide e calde, soltanto. Sono mani consolanti. Delle mani di pane. Si tratta di persone generose, buone, che parlano con calma e che si fanno capire. Ma… anche qui: non sono “quelle” mani. E’ una fortuna di pochi incontrarle, stringerle, conoscerle.
Se ci pensi, quando ti presentano a qualcuno, quando fai il segno della pace in chiesa, il contatto avviene tra le mani. E quanto ti danno fastidio alcune strette: molli o fuggevoli, eccessivamente strette per eccesso di spavalderia, date giusto per dare. Quanto poco spesso può succedere di incontrare mani da amare?
Sono le mani ardenti di desiderio. Sono le mani tenere e addormentate. Sono le mani profumate di crema prima di dormire. Ed è come se fossero le tue; come se potessi sostituirle a quelle con le quali sei nato. Perché conoscono tutto di te. Sanno come porti la forchetta alla bocca; sanno come passi le dita sulla fronte quando pensi o come strofini la sommità della testa quando sei perplesso. Sanno come suoni il piano o come immergi il filtro del tè nella tazza: a piccoli intervalli. In maniera nervosa. Sanno che giri il cucchiaino in senso antiorario. Sanno come passi lo spazzolino sui denti.
Sanno infilarsi tra la testa e il cuscino la sera quando vuoi dormire.
Infine, ma non meno importante, conoscono i tuoi dolori e come lenirli. Quei dolori dietro al collo; quelle tensioni delle spalle. Quei silenzi delle dita quando sei triste e non sai accarezzare.
Amore. Senza sì e senza ma. Semplicemente amore. Puro come acqua sorgiva, come il camminare di un bimbo, come la sua bocca rosa e il suo sguardo incontaminato.


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