La tua vita oggi è quella che immaginavi un anno fa?
Che fandonia questa mania della programmazione, della pianificazione! Sento dire: tra tre anni non lavorerò più… tra due anni avrò sviluppato la mia vita in modo che… tempo venti anni e farò questo e farò quello…
Ma solo io non ho la contezza di quello che farò domani o è un vezzo tutto moderno quello di doversi programmare la vita? Perché dovremmo progettarla se poi essa ci porta sempre dove vuole? Ah! Ecco: ho capito. Deve essere una illusione di governo della propria esistenza. Pensare di poterla in qualche modo gestire.
No. Non è così. Il caso ci sballotta di porta in porta, di persona a persona, da un amore ad una separazione, dalla vita alla morte.
Ecco un’altra chiave di lettura. Programmazione della propria esistenza per scongiurare in qualche modo la possibilità di poter anche morire nel frattempo. Tutto è volto a sconfiggere la morte. Ma la morte non vince e non perde. Arriva quando è il momento, senza far caso a quello che hai ottenuto o perso.
Tutta questa paura della morte! La morte sarà il momento in cui tutto si resetta e tutto si livella. C’è solo questa certezza ed in attesa di questa unica certezza si dovrebbe preparare una tavola degna di un’ospite importante. Invece molto spesso la morte ci trova sbigottiti, sorpresi e terrorizzati.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora! (Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,1-13)


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