Quante cose sono state scritte sull’amore. La maggior parte delle volte sono state scritte basandosi sui soggetti sbagliati.
Fondamentalmente egoisti ed egocentrici gli uomini sono incapaci di amare. Possono provare sentimenti “circostanti”, come l’attrazione o l’infatuazione, finanche l’affetto. Ma l’amore quello inteso come identificazione totale l’uno nell’altro e bisogno strenuo di stare a fianco per tutta la vita ed anzi, ogni momento della vita, credo lo provino soltanto i cani e i gatti verso di noi. E si tratta di un amore ancora più libero, aperto e democratico. Perché non si amano tra di loro, ma riversano tutto il loro bene a noi, che a volte questo lo ignoriamo pure.
Sì, lo so. Adesso il mio discorso è “influenzato” dall’aver perduto un altro amico del percorso di vita. Un altro amico che ora se ne sta là sotto la pioggia e nel vento, a circa mezzo metro sotto terra. Ma alla luce dell’esperienza fatta in questi sessant’anni di vita credo che amore più grande, celeste e gioioso non esista.
Si deve a questo meraviglioso incontro che ci fu una volta, millenni fa, tutta questa malinconia e senso di perdita che abbiamo nel cuore quando questa unione viene a mancare.
Qualcuno pensa che la vicinanza di un cane e di un gatto sia dovuta alla necessità atavica che questi hanno mantenuto nei secoli di cercare un pasto e un rifugio sicuri.
Penso che costoro non abbiano mai provato non dico amore, ma nemmeno quel semplice ed elementare affetto che si prova tra umani, con le persone che quotidianamente ci sono accanto. Peccato per loro: hanno perso quella dolce nuvola luminosa costantemente accesa nell’anima anche quando tutto è finito. Quando si percepiscono persino i rumori delle loro zampe sul pavimento di casa, come fossero dolci fantasmi dispettosi dal fiato corto e leggermente puzzolente.

