Li ho trovati sempre esageratamente immensi. Mi restituiscono un senso di abbandono senza requie. Lì, terminato il molo, inizia l’abisso.
L’ho osservato decine di volte l’abisso sotto il molo. Vi galleggiano tappi, cefali morti, bottiglie di plastica, tralci di nasse. Nulla che possa dar un senso di ignoto. Eppure per me la fine di un molo è l’inizio di un infinito slancio nel buio.
Veder partire le navi di notte mi terrorizza. In quelle centinaia di fori illuminati, centinaia di vite differenti. E tra la gente che passeggia sul ponte in alto, quanti già pensano a cosa li aspetterà all’arrivo o se mai ci sarà un arrivo. Chissà! Certi si rintanano nelle minuscole cuccette gelide, trasportando viveri, mogli con i bimbi oppure le amanti, desiderosi di amplessi in alto mare, come Deità dell’abisso.
Passeggiano in alto guardando da una parte le costruzioni basse e malandate della zona non finita e dall’altra la distesa (questa infinita) di acque. Guardano dunque le acque: sono rabbuiate per una nebbia di caldo che s’addensa a mezza altezza come un ciuffo di fumo solidificato. La attraverseranno consumando dolci nei banconi dei bar aperti fino a notte. Bar dai prezzi catastrofici che però attraggono, con le loro lucine da Centro Commerciale. Non se ne accorgeranno ma minuscolo pulviscolo di quella nube (non certo una nube usuale) entrerà nella nave dal ponte superiore e raggiungerà tutti, avvolgendoli invisibile per un attimo. Sentiranno per un secondo un sapore salso, come per aver bevuto dopo un tuffo fatto male. E il mare se li prenderà, in via definitiva. Ma solo alcuni di essi quando guarderanno un molo, come me sentiranno un vuoto nel petto. Una sorta di addio dato in silenzio a chi non si sa. La stessa malinconia di quando si lascia una nave alle proprie spalle. Per una lunga traversata è stata casa, rifugio, amica, sorella. Ci ha protetto mentre compivamo una impresa che secoli fa ogni uomo sognava: raggiungere quel lembo di terra che si vedeva dalla riva ma che non si poteva raggiungere nemmeno nuotando per un intero giorno. Gli altri, quelli che la nube non ha sfiorato, sono i più fortunati: beatamente opportunisti, stupidì e superficiali. E sono una moltitudine
.

Ma io, ogni volta che guardo accanto al molo, vedo una enorme possiilità, tra tappi di sughero e carcasse di surmolotti.

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