Leggendo Christian Bobin

Certuni vivevano sotto una campanula ed il confine del loro mondo era un giardino. Per aprire le porte all’universo bastava che raccogliessero ben poco: una piuma di passero, un convolvolo, un pugno di sabbia marina. Il silenzio picchiava tre colpi di bacchetta e dalla penna iniziava a comporsi un sogno.

Curare il piccolo mondo intorno a sé, “colere” dicevano gli antichi. Chi più si prende cura di una angolo nascosto agli sguardi? Chi più lo osserva nel suo mutare durante il giorno? Quella spiga che prima non c’era ora c’è, illuminata dal mezzogiorno. E quel papavero che stamattina dall’est il sole faceva rosso vivo, ora dov’è, così nascosto dall’ombra che gli fa il lauro, di denso verde acceso!

Questo ci manca per riconnetterci al mondo: le minime cose. La modernità ci ha spinto oltre quello che una mente poteva concepire e ci ha slegato dalla terra sotto ai nostri piedi. Siamo qui ma non ci siamo, costantemente spinti altrove, senza sapere dove e senza avere il tempo di amare quei luoghi.

Se fossi capace vorrei amare sino in fondo il ramo che tende l’ampio fiore dell’ortensia sotto l’ombra quieta della magnolia!

AI

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