Gli anni ’70 per James Senese rappresentano:
la costruzione della sua identità artistica e politica, la nascita del jazz napoletano moderno, e la fusione fra musica afroamericana e cultura mediterranea.
Il periodo segna la definitiva trasformazione di Napoli da città “folkloristica” a capitale di una musica colta, ribelle e globale.
E James Senese ne è l’anima, il sax e la voce.
Napoli Centrale non è solo una band, ma diventa il centro di un vero movimento: il Neapolitan Power, che riunisce musicisti come Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Enzo Avitabile, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, e altri.
Tutti condividono la stessa idea: fare musica internazionale, ma con identità napoletana.
Senese, che per primo aveva portato il dialetto nel jazz-rock, viene considerato il padre spirituale del movimento.
In quegli anni, collabora e si esibisce con molti di questi artisti, influenzandoli profondamente.
Un giovane Pino Daniele suona addirittura come bassista in una fase dei Napoli Centrale: da quell’incontro nascerà una lunga amicizia e collaborazione.
Il debutto discografico è Napoli Centrale (1975, Ricordi).
Il disco è un manifesto politico e musicale: i testi raccontano disoccupazione, emigrazione, emarginazione sociale, ma anche fierezza e speranza.
Brani simbolo:
“Campagna” – denuncia la condizione dei contadini del Sud. “Vecchie, mugliere, muorte e criature” – racconto poetico e crudele della vita popolare. “O nonno mio” – dedica affettuosa e malinconica alle radici familiari.
Musicalmente, il suono fonde improvvisazione jazzistica, groove funk e linee vocali in dialetto, con l’uso massiccio del sax e delle tastiere elettriche.
La critica lo accoglie come un capolavoro innovativo, un ponte tra Napoli e il mondo afroamericano.
La notizia del suo decesso genera un’ondata di commozione e tributi in tutta Italia, soprattutto a Napoli: artisti, istituzioni, colleghi lo ricordano come “l’anima del jazz napoletano” e “il sax che parlava napoletano”. I funerali sono fissati per il 30 ottobre nella sua parrocchia di Miano, nel quartiere dove ha vissuto gran parte della sua esistenza. Viene ricordato non solo come musicista, ma come figura simbolica di Napoli e della lotta alle ingiustizie: la sua musica, mai banale, ha sempre portato con sé messaggi di dignità, identità e resilienza.

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