Se ascoltassimo il mare
progredire, indietreggiare
soggiogare con un rumore di voragine i ciottoli sul fondo
capiremmo il mondo.
Il mare raccoglie l’Universo
e lo conduce a riva
e può donarlo ai tuoi palmi aperti.
Sempre, guardando il mare,
dimentico chi sono, anzi non sono.
E’ una sorta di discesa nuova a terra:
sapere di non contare nulla se non all’attimo
in cui ci si trova,
balbettanti,
mal funzionanti,
goffi e disadorni.
Non ascoltiamo.
E pieni di noi, con una cicca tra le labbra rosa
ci stagliamo sulla riva
come se fossimo i padroni

