Fino a vent’anni immaginavo la vita come una interminabile linea diritta, che trovava requie in qualche incontro, in una notte di passione, in una solenne sbronza, nell’incontinenza delle pulsioni sfrenate. Ma sostanzialmente una linea retta, imperturbabile, non intaccabile, assolutamente risoluta a continuare all’infinito.
Poi fino a quaranta l’ho immaginata come un percorso con molte curve, rallentamenti dovuti alla vita che si ripeteva sempre uguale: quaranta minuti per andare al lavoro; più di un’ora per tornare. L’imbecille trivialità delle multinazionali che ti danno il pane quotidiano e che all’improvviso te lo tolgono. E queste curve che diventano sempre più strette e chiuse, con solo qualche breve tratto ancora dritto; le ferie in estate, la giovinezza dei figli, la baldanza di non essere ancora definitivamente maturi, l’arroganza dell’illusione di avere ancora molte cartucce da sparare.
A quasi sessanta, abbracciando la piccola testa tremolante di mio padre, mi accorgo che la vita è un cerchio. Ed ora lui è tornato il bambino indifeso che ero. Tutt’ossa; aiutato a crescere da continue cure ricostituenti.
Io sul passeggino spinto da lui, che ascoltava novantesimo minuto con la radiolina a “transistori” attaccata alla tempia e ora io, che spingo la carrozzina su cui lui siede attraverso i corridoi, facendo le gimkane, dimenticando per un attimo la sua malattia; illudendomi che anche in questa tristezza ci sia del gioco, ci sia da imparare, ci sia da sperare.
La vita è un cerchio, dove tutto ritorna. Torna lui bambino dove io sono a mezz’età.
E in fondo penso che sia la cosa più naturale del mondo.

(nell’immagine – H. Matisse) 

2 responses to “Percorsi”

  1. Grazie Massimuccio

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  2. Che belle parole dettate dal cerchio della vita! È lui che racchiude tutti i sentimenti e ciò che si è vissuto….💫

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