Non parlerò più con nessuno. Un saggio silenzio si impossessi dunque delle persone. Tacciano interi paesi, regioni. Tacciano gli Stati. Tutto questo parlare che diventa indistinto brusio: una Babele che non vuole arrivare al cielo. Quando noi due stiamo in silenzio sono altre cose di noi a parlare. Sono le dita, le ombre delle tue ascelle, le volute che le tue ciocche disegnano sul piano delle lenzuola tese. È la mia schiena sulla quale ti addormenti. E in quelle ore il tuo respiro lento e sereno, il tuo petto che si solleva come un’alba, il fatto che ti guardo mentre ombreggi leggermente il cuscino con la guancia rosata, rendono inutile ogni parola.

Le parole serviranno dopo, fermate sulla carta, per eternare agli uomini ciò che in me è già eterno.

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