Mambretti conservava le scarpe in un panno di daino. Ogni giorno ne indossava di diverse. Erano scarpe sulle quali ti potevi specchiare. E la riga del pantalone era perfettamente corrispondente alla punta delle scarpe, al centro del nodo delle stringhe. E le pences dei pantaloni erano disegnate tutte allo stesso modo. La cintura impeccabile, la camicia stirata e inamidata, le giacche intonse e perfette sul corpo giovanile.
Il suo unico immercescibile vizio era quello di fumare praticamente senza soluzione di continuità, con una brama anormale, con gesti frenetici e tesi, che poi si riflettevano anche in volto, che aveva costantemente arrossato.
“Ma che hai! Stai un pò rilassato! Ma che ti manca!“
“Niente… niente!” Si affrettava a dire e accennava una risata sforzata, fatta apposta per tranquillizzare.
Uomo gentile e disponibile, s’era trovato da solo dopo un matrimonio finito male, senza figli. Non parlava mai del suo matrimonio fallito, ma ogni mese doveva una bella somma alla ex moglie. Non guadagnava poco, ma molti soldi li spendeva in abbigliamento. Gli piaceva arrivare al lavoro impeccabile. Ma s’agitava continuamente per ogni cosa.
“Mi sono arrivate dodici mail in un giorno. Devo smaltirle tutte!” e smetteva di mangiare, come se volesse sbrigarsi a lasciare il tavolo in mensa per tornare in ufficio.
Da qualche settimana gli si era notevolmente gonfiato il viso; sudava copiosamente anche se non c’era caldo e noi tutti gli raccomandavamo continuamente di stare calmo, di stare sereno, che non gli mancava niente. Teneva un fazzoletto di seta nella mano e ogni tanto se lo passava sulla faccia. Non smetteva un attimo di sudare e con gesti frenetici si accendeva una nuova sigaretta, trovando solo nel momento del primo lampo del tabacco una certa distensione nei lineamenti. Ma era un attimo: subito dopo ricominciava a sudare, ad asciugarsi, a muoversi nervosamente avanti e indietro; ad accendere una Marlboro dietro l’altra.
Lo trovarono a faccia in giù sulla rampa che scendeva ai garage, fulminato da un infarto, dicono. Altri affermano che sia stato qualche batterio dei suoi condizionatori. Li teneva puntati sul letto, in un disordine totale. I parenti fecero fatica persino ad entrare e a camminare all’interno di quell’appartamento completamente zeppo di cose gettate alla rinfusa e di cibo non consumato e andato a male. Il frigorifero era aperto e le poche cose oramai sfatte e decomposte. Il bagno era impraticabile.

