Sotto intrichi vergini, spezzoni di ramaglie, foglie ancora tenere in mezzo a tante vizze ed echeggiando il canto di cicala, l’ombra sta in agguato, sonnolenta di vapori che salgono da terre mai bagnate, mentre nasconde vite a centinaia che sfuggono il calor di vetro fuso, senti vibrare un mondo sotto i bossi, tra il torto dei rami d’acacia e il tormento delle spine di rosa. Piccoli rivoli subito eclissati in terre amare, secche, screpolate. Il silenzio vinto degli amanti stanchi sulle àmache. La pelle lustra e tersa, madida di sudore. Mani che si affastellano, voci che si susseguono mentre che a tratti pare salir dal mare giusto un refolo, che d’aria ti illude. Poi subito ripiombi nel silenzio filiforme delle gocce che ti scendono sulla pelle. Senza tregua. Senza tregua alcuna.

AI

Leave a comment

Design a site like this with WordPress.com
Get started