Se guardi un prato da vicino, con le sue minutaglie fatte di foglie spezzate, fiori schiacciati, nuove tracce di verde, vecchia erba ingiallita e formiche, e poi ti alzi in piedi sempre più con fatica, vedrai minutaglie di un altro mondo. Giardini confinati, case blindate, cani da guardia, antifurto e scatole che rombano dove gli occupanti telefonano, mettono le dita al naso, litigano o pomiciano. Frantumi anche questi di un mondo più in alto e se volassi vedresti frammenti di case e tetti e recinti spezzati, resti di anticaglie, milioni di puntini che camminano, corrono, s’affrettano e muoiono. Vedresti cataste di rifiuti bruciare e tracce di bontà in mezzo a tanta cattiveria.
E se uscissi fuori da questo cielo, vedresti sfere che hanno un inizio e una fine, Soli implacabili, pianeti gelidi o roventi, resti di satelliti che corrono a collidere da qualche parte, bandiere americane, ruote di scorta e cadaveri di astronauti che veleggiano in intonse tute candide.

E poi basta. Dovrebbe essere tutto.

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