Mi dà gioia l’innocenza. Ma essa è prerogativa dei bimbi e dei vecchi. Io, che vivo in mezzo, sono preda e carnefice della falsità. Si deve pur sopravvivere e così, pur essendo nell’animo tutt’altro che guerriero, ogni tanto mi travesto da belva. Ma la fatica è tanta e il mio corpo paga un pegno enorme. Per questo ogni tanto mi rifugio nelle grida imperterrite dei bimbi, nel loro scorazzar sbavando, nella loro integerrima incapacità di controllare gli istinti. Oppure rido come un pazzo alle fandonie degli anziani, alle loro uscite balzane. No: non rido di loro. Sanno trovare nei meandri della loro perdizione delle vie colme di luce. E tra un sonno e l’altro, nella confusa sensazione di essere ancora qualcuno, inventano qualcosa che era reale e che poi si è trasformato. Come sognando. Diventano goffamente triviali, giocherelloni e sadici, non sapendolo. È questa l’innocenza che mi dà gioia. Me la insegnò mio padre ma io non so praticarla. Lui ricamava con maestria la propria vita con un ornato di grazia e di fanciullezza, spensieratezza e tenerezza di cui io non ho traccia. È rimasto un pulviscolo: come porporina che si sfalda e se ne vola dalle letterine a Babbo Natale. Cerco di portarla ai miei bimbi. Cerco di portare sorriso. Cerco di portare l’eredità del suo. Il mio non può essere sufficiente.

AI

4 responses to “La felicità”

    1. Altrettanto di cuore da me!

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  1. Post scritto benissimo e pieno di sentimento.

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    1. Grazie di cuore, davvero ❤️

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