Ci siamo di nuovo. Ecco la fine dell’anno. Se a qualcuno non fosse venuto in mente di creare il Calendario, non avremmo avuto problemi di questo genere, voglio dire questo sotteso rimpianto, questo sapore di cose fatte o non fatte… il rammarico di invecchiar male. Saremmo passati di stagione in stagione (del tutto ignari dell’inizio e della fine di queste) molto più distaccati e sereni di come siamo adesso.
Schiavi degli intervalli temporali, siamo costretti nostro malgrado a fare dei resoconti, dei bilanci (senza Calendario non sarebbero esistite le Tasse, i Ragionieri o i commercialisti). E questi bilanci man mano che il tempo passa, che la società imbarbarisce e l’ignoranza dilaga, volete che siano positivi?
Cosa ci lasciamo alle spalle? Cosa ci aspetta?
Sul secondo quesito glisso. Non posso sapere cosa mi aspetta. Inutile farsi dei films. Ho sempre mal sofferto le persone che “pianificano”.
Sul primo posso dire che mi lascio alle spalle un anno come decine di anni prima di questo. La solfa è sempre quella: puoi contare su poche persone, fai quello che reputi giusto e sarai gratificato da pochi e criticato dai molti. Non cambia mai. E’ sempre così. Quello che cambia è la maggior stanchezza con la quale si affrontano le cose. Una stanchezza ancor prima di cominciare, perché la nostra maturità già conosce l’esito delle nostre azioni e con l’esito anche l’impressione che susciteranno nei pochi e nei molti. Benché uno abbia la capacità di ridere delle critiche senza costrutto, queste comunque di anno in anno, di decennio in decennio si accumulano sulla schiena, si stratificano e costringono il Sisifo che son io a sempre più considerevoli fatiche.

La felicità dei mesi passati ha la durata di una corsa a pecorone con i miei nipoti, di una favoletta, della storia della zanzara e di altre amenità che faccio per loro e di cui non mi ritenevo in grado. Ecco, questa è la cosa che mi ha sorpreso di più: la capacità di fare cose per amore che la ragione mi diceva essermi inaccessibili. Momenti di innocenza che sono impagabili e che guariscono (ahimé solo momentaneamente) dalle ferite che la vita infligge.
Cristo diceva “”Se non vi convertite e non diventate come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 18:3). Purtroppo, l’incapacità di diventare Santo mi impedisce di vivere perennemente in questo stato ma loro, ogni volta, mi trascinano in un mondo che, anche solo se per poche ore, mi restituisce ad un rilassante quanto appagante nulla. Solo questo salverei dell’anno che è stato. Il resto è stato Burocrazia, malattia, lavoro. Nulla di diverso da quello che hanno passato miliardi di altre persone.
Amen…

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2 responses to “Ed ecco il 31…”

  1. Beh che dire: auguri a te e a chi ti è caro. Ciao

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  2. altrettanto a te e ai tuoi, Massimo! ☺️

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