C’è uno stradino che canta a squarciagola. Lo sento ogni mattina stornellare. Chi non vuol sentire deve star lontano. Vicino a lui si ascolta o si risponde con frasi in rima romantiche o sconce. E così facendo vibrano i vetri delle finestre; perché la voce sua è autentica e gentile.
“Fiore d’olivoooooooooo” gorgheggia all’alba, mentre intride le ortensie rosa della piazza. Le donne lo osservano ridendo dietro le ringhiere. È un pazzo guascone con i capelli riccioli e fitti, di un nero duro, come dipinto. Piano piano si allontana; solo di tanto in tanto giunge un’eco di stornello: una “aaaaaaaa” remota. Poi torna tutto in silenzio, come se fosse finita la gioia; terminato il giubilo. E allora prendono fiato le cornacchie, i pochi pettirossi infreddoliti, le macchine in strada. La normalità. Tutto si fa fruscio indisturbato ed indistinto. Brusio di gennaio, tra la tramontana e il maestrale… tra il freddo e il tiepido.


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