Concentrarsi sulla individualità invece di rivolgersi all’insieme. Fissarsi sulle minime cose anziché guardare alla globalità.
Questo ha fermato l’umanità. Questo individualismo, devo dire giustamente condannato anche dalla Chiesa (che non amo affatto) che ha portato nel corso degli anni a ristringere la nostra visione in un certo senso quasi panoramica ad una persino claustrofobica, relegata ai pollici del nostro smartphone.
Il nostro “apparato” ci mostra la strada, ci evita i pericoli, ci consiglia il cibo e ce lo porta a casa. Ci fa guardare i nostri sport come non li avevamo mai visti e addirittura ci permette di scommettere. A casa nostra. Finalmente al sicuro da ogni minaccia e dalle quelle sale malsane dove si fumava a stuolo, finivi per conoscere qualcuno e magari ci parlavi pure.
Lezioni di ginnastica online, lezioni di Zumba online, che ti evitano la fatica di recarti sul posto, incontrarti con le persone (proprio ora che torna, minacciosa come una pestilenza, la febbricciola del COVID) e magari portartele a casa per un drink e finirci a letto.
Io, che per pubblicare un post di WordPress uso il PC vi devo sembrare una Creatura del passato remoto…
Ma ancora vengo colto dal panico quando mi dicono che dallo smartphone posso fare tutto.
No! Assolutamente no. Con lo smartphone non si può e non si dovrebbe fare tutto. Come Palomar dovremmo cercare di rifare il percorso contrario. Concentrarci sulle cose minime per riportare di nuovo lo sguardo all’orizzonte. Quell’orizzonte perso che ora guardiamo distrattamente per scattare una foto da caricare su Instagram.

Photo by Ron Lach on Pexels.com
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