Uno in mente sua si fa una idea della vita. I vecchi muoiono ad una certa età; i giovani sono giovani fino ad una certa età; le stagioni vanno un pò così e un pò cosà… poi c’è tutto il globale pregiudizio attorno all’età da matrimonio, quando far figli, quando no. In poche parole una si fa uno schema entro il quale trova la sua momentanea requie psicologica e spirituale e ci mette in conto gli inciampi piccoli e grandi che possono capitare sul percorso: una malattia leggera, qualche intervento per raddrizzare qualcosa di storto: il dentista, l’ortopedico, l’oculista. Mai mettendo cose di una certa gravità poichè è noto che le cose gravi non capitano mai a noi!
Poi quello strumento diabolico che è il connubio tra il passaparola e i social ti mettono una bella mattina di fronte al fatto compiuto: il collega con il quale hai passato una vita e hai condiviso fatti privati, cenato e pranzato, sparlato e riso a crepapelle, proprio quello lì ieri è morto d’infarto. ZAN!
E poi ti dici le solite cose idiote che ti ripeti in queste occasioni: “Eh non è possibile! Mi ci sono messaggiato tre giorni fa! Ma come è possibile! Stava maluccio ma non credevo fino questo punto!”
E poi passi a quello che sta in fondo al gozzo e che per “la frenesia della vita” hai sempre trascurato dall’ultima volta in cui vi siete visti. Stava maluccio e non sei mai andato a trovarlo, a fargli compagnia un’ora! Stava maluccio, aveva la voce spenta al telefono ma non gli hai mai proposto di uscire, di prendere un caffé, di fare una passeggiata. E sai quanto ha sofferto per tanti anni della morte prematura della sua compagna! Fai mea culpa. Fai mea culpa, coglione.
Oggi mandi il messaggino! Mandi il messaggino. “la frenesia della vita”. “Non ho tempo per fare niente!”. “Ho un mucchio di impegni”. “Il lavoro!”
ZAN!
Non c’è più.

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