Oggi mia madre mi ha chiesto cosa sarà delle sue “cose”, del suo “mobilio“, ed io serio: “Se facciamo in tempo a costruirla mettiamo tutto nella tua piramide! Ci mettiamo i mobili, il vaso di zio Anaclerio, i fiori finti e il servizio di piatti buono!”

Le cose, cosa sono… sono seduto (vecchio e bolso) accanto al lettino della mia nipotina e queste cose, oggi tanto preziose, un dì non saranno più niente, accatastate in pezzi in qualche magazzino che smaltisce ingombranti. E il titolare, lo “stracciarolo” ci bestemmierà dietro perché costerà cifre enormi disfarsi di quel legno… e noi abbiamo cantato accanto ad esso idiote canzoncine inventate lì per lì, per far addormentare la fantolina:

“Bella di nonno, fatti un bel sonno, fatti un bel sonno di capodanno, fatti un sonnellino che vale un soldino che cade il dentino e il regalo vien giù!”

Le cose… cosa ne faremo di quelle tonnellate di cristalli di Boemia, comprati da “Garzini” in centro e che scegliemmo per la brillantezza e il cangiare del colore. Cosa ne faremo dei profumi Ted Lapidus del nonno, delle madonne di Lourdes con la corona a tappo e l’acqua benedetta? Cosa, delle decine di foto incorniciate, di volti quasi estranei, di statue di Capodimonte? E quando e come svuoteremo decine di cassetti con dentro ordinatamente impilate migliaia di bollette “luce” “acqua” “gas” “telefono”, “pratica 1978 accatastamento”… a cosa sarà servito tutto questo esser ligi, questa buona educazione, questa costumanza?

Poi mia madre guardandomi senza più speranze mi ha detto “ehhhh! Passavo tutto il tempo a spolverare quelle cose… le mie cose…”

Le cose – AI
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