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A Napoli la sera il selciato rovente rimanda il calore del giorno. Dai negozietti a margine, senza marciapiedi innanzi, il languido lucore dei dolci ricoperti di glassa, lo schietto vociare dei ristoratori sotto pergole d’edera che danno sollievo. Napoli città pigra che di sera si desta ma piano, senza chiasso o clamore. Ritmi romantici di canzone vengono dai gabbiotti asfittici dei portinai nei cortili dei palazzi di Chiaia, innaffiati per mitigare il calore. Qualche donna si fa aria con il ventaglio sotto le persiane a compasso. Il mare fa il mare sullo sfondo, nero pece ma per nulla minaccioso. Contorna il profilo della costa infino a Posillipo come se fosse blu caduto ad un pittore. Un pittore generoso e folle, che riversò ogni sua intenzione qui: qui vuotò la cornucopia delle sue bellezze.

Il giallo, il rosso e l’azzurro potente che di sera diventano toni d’acquerello. La sera a Napoli è un placido andare di acque calme. La sera a Napoli è solo per gli Dei.

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