Quanto è emozionante scoprire che anche questo luglio piatto ed azzurro è capace di imbizzarrire di colpo, con questo fresco inatteso che scongiura i karaoke e le feste all’aperto e i bambini belanti con il microfono e le casse bluetooth a tutto volume…
È inconsueto ormai, in stagioni imperterrite, vedere il cielo rannuvolato, incline alla pioggia. Il rosmarino, abituato ormai ad essere sotto un pantano di luce dalle 7 alle 11 si sorprende di questa penombra e si distende, stiracchiandosi. Accanto a lui, un’assetata orchidea smette di stare con il capo reclinato e respira, finalmente, quest’aria inaspettata; del tutto sorprendente!
L’erba dei prati, oramai sfinita dall’andazzo, debole alla base, gialliccia in superficie, spera in una nuova vita che non sia spingere continuamente le radici per cercare sollievo nella terra ascosa. Le formiche instancabili, dalle grandi chiamate a combattere alle piccole esploratrici, non stanno invece mai ferme. Come infinitesimali cellule di un cervello enorme ed implacabile, anche sotto la pioggia continuano a scavare, cercare, catturare, accerchiare.
Da lontano, la notte, si sente il rombo stupido ed ipnotico del reggaeton, su cui basa il suo piacere musicale momentaneo la maggior parte dei tintarellati da spiaggia. Ma se fossi dittatore e potessi imporre al mondo la mia musica adorata, in ogni angolo ascolteremmo Satie, Debussy, Schoemberg.
Ma io non conto niente. Tenetevi Achille Lauro…

