Le oscene amenità del giorno
cui ti sottoponi per dovere
non sono che torture quotidiane
che ti infliggi tu personalmente.
Le ore, i giorni, le settimane
contate una per una
ed il terrore che si faccia giorno
nel caldo abbraccio delle tre di notte.
Nessun rumore, il nulla, solo pace
il fremito del sughero davanti al mare
e il suo antico cigolìo,
il sartiame che al salmastro si concede.
Vedere in un sol colpo tutto il mare
dalla singola bolla nella schiuma
fino alla cresta del cavallone che s’impunta
prima di far fragore sugli scogli.
Melodia monodica del vento
che sibila tra le canne gialle e grigie
un tavolo che ha visto un’altra vita
e il sole che trapassa pergole.


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