Come finisce qualcosa che non inizia? È un punto sospeso nel cosmo vuoto. Innocenza pura. Incanto distillato. Illusione. Qualcosa che nessuno ha mai voluto che iniziasse. Un feto nato morto. Un morto nato feto. Nulla. Nulla che si rammenti del prima. Nulla che si ricordi del poi. Un fiume immobile di una città disabitata. O meglio, un fiume dipinto: eternamente immobile. Una corsia vuota. Una cantina senza giocattoli, uno scompartimento di treno senza sorrisi di bimbi. Una stazione con trolley che non rutilano. Dove non si consumano caffè, non si schiacciano lattine. Uno spazio aperto senza atleti. Anelli appesi che ondeggiano. Una cosa mai stata. Una vallata aperta senza piante o alberi; nemmeno erba e neanche roccia. Una valle di nebbia che sconcerta in basso, scaraventa in giù, senza fine corsa. Fino all’abisso. Palazzi bianchi dalle pance piatte e nemmeno una finestra accesa. Macchine vuote senza amanti ad offuscare i vetri. Niente. Come non vivere. Come non morire…


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