
Sono faticose da salire come è faticoso arrivare a cogliere la bellezza. A volte si bipartono dentro luminosi androni e salgono, salgono, come serpenti di pietra. Dalle porte pesanti degli appartamenti non giunge un suono, ‘si che appaiono come disabitati. Vi entra, in quegli androni, una luce gioiosa e antica, riflessa dalle gialle facce dei palagi intorno, caratterizzati dalle imposte di legno lunghe e signorili, dalle quali è raro che qualcuno affacci. Piuttosto se ne stanno dietro il vetro chiuso a scrutare in basso.
Non c’è il vociare a tratti chiassoso di Roma o ancor più di Napoli. Le case di Firenze vivono ancora una loro decrepita signoria, ben visibile talvolta attraverso gli alti vetri piombati degli antichi falansteri o attraverso i riflessi delle chiese sulle vetrate affacciate in piazza.
Le vecchie case fiorentine sono faticose da salire perché ogni gradino è alto e la pietra è liscia. Ma arrivati sul colmo, affacciati alle alte balconate, si può vedere il rosso dei tetti che brilla al Sole e le colline all’orizzonte, Al centro, come una pigra biscia luccicante, scorre l’Arno.
Per mezza Toscana si spazia
Un fiumicel che nasce in Falterona
E cento miglia di corso nol sazia.
(Dante Alighieri)
