S. Amici

Più ci si avvicina alla natura, vicino, vicino, vicino… più si scopre la sua infinita varietà, multiformità, ingegno. Usa colori per ottenere uno scopo; forme per ottenerne altri, corteggia l’aria con un lento ondeggiare che, se fossi minuscolo, mi investirebbe come un vento di mare. Il suo è un silenzio soltanto apparente. In sé armonizzano mille piccoli strumenti musicali: scricchiolii, sottili fischi, strusciare indistinto di foglia in foglia, camminare lieve di formiche dalle diverse dimensioni. Ne ho viste di minuscole a migliaia togliere tutta la terra che circonda una casa, fino a che questa si teneva solo sulle fondamenta di tufo. Ne ho viste altre enormi, nere, tangibili al tatto che annegavano dentro una goccia di pioggia estiva.
Ma così piccoli non diventiamo mai! Non ci piace l’idea di essere caplestabili, di essere investiti dallo spray insetticida o di essere mangiati o decapitati da una mantide.
Ma quando ti avvicini alla terra le cose vicine appaiono lontane anche se sono lì, solo a qualche passo. Solo facendoti piccolo capisci la magificenza della Natura. La tal cosa può anche spaventare se pensi di farlo in un campo di quelli estesi, infiniti, di montagna. Intere colline sono coperte di vegetazione e ogni centimetro d’essa è un mondo da esplorare. Esiste un universo sulla superficie della Terra non meno avvincente di quello al di là del cielo blu.
Il tarassaco che lascia andare i suoi soffioni, leggeri come aerostati, lenti e leggiadri come esili ballerine. Il giallo intenso delle margherite che crescono arrabattandosi tra roccia e terra e quella terra è poca e allora le radici cercano e cercano nuova requie, cibo, acqua. la lavanda che in inverno è così austera e grigia come una suora chiusa in sé, in primavera si trasforma in una nube di colore e profumo.
Tutto questo visto da vicino fa male. Commuove il cuore e muove al pianto. Si ha rispetto per qualcosa che sta qui da sempre e che ci vede passare come soffi di vento inutile. Quel vento agostano che muove gli oleandri e fa colare la pelle.
E quando ci rialziamo, robotici, continuiamo la nostra vita. Le aiuole accoste ai parcheggi, le ville comunali, il giardino di casa, le rose, il bonsai.

Quando ci rialziamo ogni cosa torna al suo posto. L’apparenza ci uccide non meno dell’abitudine.

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