Non sapere né il giorno né l’ora.
E in mezzo, affannarsi a dirsi vivi ed accorgersi di esser stati viventi. Essere sempre pronti equivale a sapere di sé e degli altri. Questo non accade più e allora ci concentriamo sulla vita eterna, dimenticando, farneticando, folleggiando. Sì, un continuo divertimento fatto di cose sempre uguali, sempre quelle. Ma non sapere né il giorno né l’ora è una delle frasi fondamentali del Vangelo. Sii sempre pronto. E se sarai pronto allora vorrà dire che sarai stato sereno, saggio, distaccato e distante.
E invece siamo attaccati alle cose. E siamo imperdonabili. La ruggine le coprirà. Tra due anni saranno perfettamente inutili. Ma quanto ci piacciono, le cose. Così stupidì da esser colmi di oggetti e vuoti di anime.
Oggi camminavo in centro. C’era odore di pane e legna. Per quanto voglia darsi un’aria da città, il mio resta un paesone mal cresciuto. Le vetrine sono già sfavillanti per il prossimo Natale. Cose… cose… cose! E davanti a me andava un vecchio (odio dire anziano. Vecchio sa di saggezza e di buono). Non guardava intorno a sé, ma era estremamente attento a dove metteva i piedi, intento a non cadere. Per lui le vetrine, gli aggeggi e gli ammennicoli non avevano più importanza. Sorrideva ansimando ai passanti. “Buongiorno! Buongiorno!” Ripeteva.
“Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”


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