L’appuntamento con il dolore non si può rimandare.

È dietro l’angolo, protetto dall’ombra e mentre cammini lo cominci a provare.

Dapprima è remoto. È un monito, quasi. E poi piano piano irrompe e dilania, squarcia e sfinisce.

Tu mi cantavi dolci canzoni perché si alleviasse e, per qualche rapido momento, forse funzionò. Ma non c’è amore abbastanza per tutto quel patire. Non c’erano rimedi. C’era solo la faccia imbarazzata del medico di turno; la sua impotenza lampante, i suoi inutili pastrocchi ed i suoi esami vuoti.

Ognuno sa del suo dolore. Ognuno sa è suo e suo soltanto. Nemmeno chi ti ama lo comprende. E se ne rattrista.

Ma io, amore, sono pieno di gioia sapendoti salva da tutto questo. Mai potrei sopportare che fossi tu a soffrirne. Non potrei altrimenti sentirmi come ricoperto dai petali delle tue cure. Dal velluto delicato della tua dedizione!

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