Qual è il lusso senza il quale non puoi vivere?
Dalla mia finestra in soffitta si vede un alto spicchio di cielo. Sono pochi metri di azzurro, nelle serate di giugno, o tetri cumuli che avanzano quando il maltempo arriva dal mare. Quel poco (che è tanto) mi dà la sensazione di essere sospeso nella nullità dell’essenza. Di avere niente e di essere niente. A volte mi fisso su una stella che brilla più di altre, a pochi millimetri dall’angolo della finestra. Brilla di centinaia di luci diverse, pur essendo minuscola e a notte fonda è già sparita. Stella effimera o morta da secoli, non appena assopito mi ha abbandonato. E non ho più nemmeno lei. Quindi nella notte compio il mio volo, fissando un cielo che non sta mai fermo. Poi una leggera polvere lo schiarisce e cominciano a cinguettare i pionieri a cavallo tra la notte e l’alba. Il merlo, il pettirosso, lo scricciolo; seguiti (quando la volta inizia ad ingiallire) dalla capinera, l’usignolo e la cinciallegra. La notte si macchia dei primi rumori metallici, di rombi e richiami e di affamati lamenti di cane.
Il principe del nulla ha visto il suo labile regno del niente svanire. Lo riconquisterà alla fine del giorno, quando le colline restituiranno la brezza al mare.


Lascia un commento