Come descriveresti lo stile di casa tua?

I libri ordinati per colore. Il brodo di carne ogni sabato. Ascoltare “il gambero” o “la corrida” alla radio, sotto la tettoia di Eternit. Le statue di gesso in giardino. Venere a cui il nonno toccava la tetta. La fontana coi pesci e la domenica a messa. Le feste da ballo degli zii. Peppino di Capri, Adamo e Patty Pravo. La ripida scalinata che conduceva alle stanze. Il pigro silenzio del pomeriggio quando il mare agitato bussava alla porta. La nostra anima morta. I barbecue di sabato, con presunto pesce pescato. La siepe fitta dietro la quale la nonna si metteva ad origliare le chiacchiere dei signori che avevano un negozio in Vaticano. I mutandoni cerati verde oliva che il nonno indossava per andare in spiaggia. La 850 coupé giallo canarino di papà. Piccolo borghese. Tutto così fintamente fatto bene che quasi quasi era credibile. L’unica cosa vera l’abbiamo sempre trascurata. Tranne poi piangerla quando ci è mancata come l’aria. Ma questo non interessa nessuno.

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