Qual’è la differenza tra me e te, ignobili perdenti ognuno, senza più terra o rifugio, esposti alle chimiche intemperie che da noi stessi scateniamo? Qual’è la differenza, nella mandria ottusa che viviamo, tre me te, che pure non ci amiamo? Quale opinione conta, se non contiamo nulla? E chi mai ricorderà noi, in questo mucchio obeso, accoliti della ignoranza, cultori del nulla, adoratori di statue piangenti? Dovrebbe essere bello essere simili se guardassimo al cielo. Invece abbiamo lo sguardo fisso al niente, al fatto male, all’inconcludente. Io e te, demente per demente, assolviamo il nostro triste compito di riempire vuoti di spazi inutili. Eppure ci crediam diversi; abbiamo persino un’opinione che nessuno ascolta.
Forse, l’unica vera distinzione tra noi sta nel fatto che io fui da subito consapevole di questa nullità. Tu ti atteggiavi a vate, a personaggio. Credevi di lasciare un segno e vaticinavi glorie, forse menzioni, forse onorificenza. Stupida demenza. Sei tornato indietro! Mille e mille volte più deluso di me, disperato e stanco. Umanamente stanco.


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