Tutto e niente in sostanza è la mia libertà. Può essere andare in macchina con i finestrini aperti o ascoltare te che fumi e ti racconti, mentre di là scorre la linea imperturbabile di mare. Tutto e niente è la mia libertà. È il ragù della domenica, in infradito dolorosissime, scottato dal sole, sotto un gazebo di paglia. Le lumache di mare, gommose e colme di sugo; il pane fresco a iosa sopra il piccolo tavolo di cemento. Le ginocchia sbucciate e la bicicletta alle tre del pomeriggio, lungo viali dí oleandro bianchi e viola. Soltanto per vederti lì, seduta a quel muretto. Senza parlarti. Ma erano d’alga i tuoi capelli corvini, che spezzavano come lampi gli ornamenti che avevi al collo. Eri una esile punk silenziosa. Una contestatrice quieta, che leggeva Garcia Lorca. Non ti ho mai parlato ma ti ho vista, pallida e serena, sfogliando il libro giallo tra le dita. Ecco, la mia libertà è il tutto e il niente della giovinezza. Un dolce dolore via via più lontano. Una piacevole piaga che non si rimargina e non s’infetta, ma profuma, come una reliquia. Il rollio continuo della molletta contro i raggi delle ruote. Il sole obliquo delle sette di sera.


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