Solo, non so quanto per scelta o per intrattabilità. Non sono capace di ammorbidirmi in nessuna occasione. In me c’è una sorta di legnosità imposta in primis dalla educazione ricevuta ed in secondo luogo dal fatto che sto decisamente meglio per conto mio. Quando si dice “parlar del più e del meno”… ecco: questa è una cosa che proprio non mi riesce. Le parole di circostanza fanno una fatica terribile ad uscire dalla mia bocca. I miei “Buongiorno…” i miei “come sta sua moglie? E il bambino?” Sono frasi che sento superare la gola con fatica immensa. La realtà è tanto semplice quanto crudele. Non mi importa in realtà come sta lui, la sua signora e il bambino! La differenza sta tutta nel fatto che nella mia domanda si legge il distacco; nella altrui no. Diciamo che non so simulare. Questa cosa, lungi dal farmi apparire (come penso dovrebbe) più vero ed evidente, mi rende invece antipatico ed orso.
Non me ne dispiaccio. Meno inviti cortigiani, meno impegni “istituzionali”. In questo mi è complice anche l’intestino, che ultimamente pare non tolleri più nulla. Le cene aziendali, con i loro piatti da catering dal sapore malsano mi uccidono. Le capesante sul letto di rucola trasportate con il furgone per tutta Roma mi potrebbero costringere ad interminabili sedute sul water che preferisco evitare. Gli inviti in casa altrui mi mettono ansia e il colon si mette in azione già ore prima.
Studiando il mio comportamento (io lo faccio, a differenza della maggior parte della gente) ho capito che questo succede perché io in ogni occasione devo “apparirmi” ineccepibile. Questo succede perché la mia educazione fu basata sull’apparire educato, affabile e cortese. Ora, a sessant’anni, il mio fisico si ribella all’idea della “impeccabilità”! E lo fa con la pelle, con l’intestino, con l’umore.
So già che la mia tarda vecchiaia sarà dura. Non so giocare a Monopoli, a Bridge o a briscola. Mio padre si imbestialiva perché non riuscivo a ricordare le carte uscite la mano prima). Non so cucinare e mi viene difficile fare di conto o programmare qualcosa. Però potrei fare i disegnini sui fogli A4. Oppure comporre poesiole in rima mentre stiamo seduti in salone con il plaid sulle gambe.
La grande domanda è: cosa ho fatto nella vita oltre ad essere educato? Che è la domanda che potrebbe porsi, a ben pensarci, anche un cane…


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