Ho fotografato questo ragazzo. Era dalle parti del Pantheon. In questa livrea rossa, tutto impettito e tutto impacciato. Un bel ragazzo: tipica bellezza romana: alto, riccioluto, che ad ogni passante offriva la possibilità di un pranzo ottimo a prezzo modico nel ristorante lì vicino.
Mi colpii perché faceva sempre lo stesso gesto, allungando un braccio e tendendo un menu plastificato ai passanti; accennando un minimo sorriso che subito, quasi vergognandosene, ritraeva, diventando di colpo di nuovo serio, fino al prossimo turista.
“Che tocca fare per vivere!” mi dissi.
Non è che io facessi un lavoro più onorevole, eseguendo gli ordini impartitimi da dirigenti incapaci, ma sicuramente ero consolato dal fatto di guadagnare uno stipendio onesto.
Lui era parte della coreografia romana. Nella piazza pulita per i turisti, al centro di un dedalo di immondizie ammonticchiate. Provai per lui una immensa tenerezza.
Vorrei dirgli che l’ho fotografato per l’immenso rispetto che gli porto e che vorrei che tutti, il mondo intero, gli portasse.
Questo ragazzo poi sarà tornato a casa, avrà fatto una bella doccia, avrà incontrato chi ama.
Sta tranquillo: chi ti conosce sa che non è il lavoro a dare qualità ad un uomo. Sono le cose che ti circondano; che hai attorno, che leggi e che scrivi. Che fotografi e che visiti viaggiando. E’ la saggezza della vita, non la capacità a far di conto o quella, becera, della competitività.
Sei bellissimo nella tua livrea, ma saresti bello anche con una polo o una canotta.
Per questo ti ho fotografato.
Se passi su questo profilo, mandami il tuo saluto.


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