Come ti senti alle basse temperature?

Capitan Pintus si diede una ravviata alla barba e guardò in stiva quelle tonnellate di ghiacciò ammonticchiate nelle celle. Erano come bocche bianche e cadaveriche in attesa di accogliere il pescato. A Sud di nessun Nord sarebbe stato abbondante! Si erano spinti a quelle latitudini perché sapevano che i rovoloni e le natte si erano spostati fin là cercando di sfuggire alle reti.

Si toccò il volto. Era invecchiato in mare e il mare aveva contribuito ad invecchiare oltremodo il suo viso. Certo: non poteva imputare all’aria salsa il suo corpo ormai rinsecchito. Quello era il frutto sordido di intere serate a bere Rospinho d’Alcantara o birra “azzimata”. Le donne gli avevano prosciugato il corpo e il portafogli. Ora guardava le onde come se potesse scorgere il pesce attenderlo in superficie; come se quella potesse essere la pesca miracolosa: la riscossa di Capitan Pintus e del suo equipaggio, consumato anch’esso.

Era congelato dal vento, esasperato dall’attesa. Aveva solo quell’orizzonte cinerino prossimo alla tempesta; quel mare livido senza requie. A terra nessuno ad aspettare. Tutti erano andati via stanchi delle sue ire terrestri, della sua depressione lontano dal molo. I pescatori nascono per stare da soli. Almeno certi pescatori.

“Ci siamo!” Urlò Rogerio dal ponte di comando.

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