Parole
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Gli uccelli sui rami, in questa stagione Cantano di un canto frantumato Mentre scende un giallo pulviscolo Trasportato dal tepore. Il pomeriggio rifiata sotto agli oleandri, solleva schiere di gabbiani da sopra i campanili, scioglie gli amanti nelle dimore azzurre. C’è tutto un mare sulle chiome che si scioglie e più su, l’azzurro, reso immobile…
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Hai visto? Al largo ci sono vele o forse sogni bianchi o voli traversi di gabbiani o virgole di sguardi. Tremano all’orizzonte sotto al torrido mezzogiorno i voli viandanti delle vele sospese sul turchese e scheggiano il blu del cielo, irriverenti vele radenti. Non ho mai avuto voglia dell’estate ma ora vorrei la pelle vizza…
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Chi c’è? Vedo delle nebbie… Sono neri dorsi d’onda che impediscono l’orizzonte. È la chiostra dei denti di un mangiatore di cadaveri. E io sono qui che cerco margherite sul suolo di Marte. Non è per niente facile vivere se non si vuole vivere. Come uno stupito frate smarrito coltivo rose. Ma lo faccio per…
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Non c’è nulla per me qui. Caotici quadri senza alcuna attrattiva. Giorni uguali ai giorni. Una vecchia locomotiva ferma sui binari. L’abitudine cieca di andare a comprare il quotidiano ogni mattina. Ogni giorno lamentarsi che non ci sono notizie degne di importanza. Ogni giorno mangiare dal proprio piatto, nella stessa posizione, con la stessa veduta:…
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Il mercato rionale mi terrorizzava. Quel mettersi sguaiatamente in mostra, esibendo stoccafissi come simboli fallici; il grido greve del salumiere che ha il “pecorino addrizzamanico”; lo sguardo sotterraneo dei ragazzi accanto alle “buatte” di pesce salato; l’odore forte che si levava dietro il teatrino di tende, dove s’ammucchiavano le cotenne, i mezzi pesci, gli scatoloni.…
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Il lunedì ci terrorizza, forse perché rappresenta l’inizio di un ciclo ripetitivo che ha l’aggravante di spostarsi sempre in avanti nel tempo. Una sorta di inesorabile balla di fiero che rotola e alla quale siamo accalappiati. Solo Buster Keaton, malinconico genio, aveva il potere di scansarle, mentre rotolavano minacciose e infinite a valle. Lui: eterno…
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Quello che una volta credevo fiaba è diventato dura realtà! Il mio adorato nonno era un fascista senza il coraggio di dirlo apertamente. Quelle verdi colline digradanti soltanto selve presto abbandonate. La dolce fata che le mie giornate colorava, una scaltra ninfomane bugiarda. Non è restato nulla! Nemmeno la soddisfazione di vedere i colpevoli morire.…
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Verde incolto e strisce di cantiere, muri sbrecciati e umidità che sale, finestre sui cortili e un bimbo, da solo , che lancia verso la quercia un sasso e poi si pente. Là a ponente smettono le nubi. Incontrano il limitar del mare mentre di qui, sui colli, stagnano e si contorcono, piangendo gocce gialle.…
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Piove a stille nell’aria. Minuscoli baci dati alla terra. Tra pulviscoli di nebbia a tratti aperta e braccia subito serrate. Capricci tra i capelli queste gocce. E cantando vola il vento dell’Appennino che ancora porta il ciuffo di una molle neve. Grigia e celeste nuvolaglia sul sommo delle colline. Sonno che ti attanaglia e desiderio…
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Ecco, sono le due, le due della civetta e dei graffi sul tetto, del sudore senza motivo, della sopportazione. Le due dei cristalli al quarzo e della gola arsa, dell’imporsi un pensiero positivo mentre la notte rotola. Tutto alle due rimane fermo. La voglia, la rabbia e il disamore. E poi le tre. Le tre…
