Sandro amici
-
Io e lei scendemmo dalla macchina che il calore della città ancora non s’era dissipato dai nostri corpi. Immediatamente sentimmo il fresco entrare come un fiume attraverso le polo sul petto e sotto le braccia. Mentre chiudevo la portiera vidi, nel folto della siepe, si e no, non si vedeva bene, un tenue lucore verdastro,…
-
Aggiungi un titolo tu, perché credo di non essere più in grado di percepire e concepire nel modo giusto quello che ho visto (saranno stati 5 minuti) prima che il treno partisse.Erano le tre di un pomeriggio napoletano viscoso. Un caldo opprimente che era alleviato soltanto dalle folate che arrivavano alla fine della banchina. Un…
-
Tutto cambia. Un giorno dici di amare, quello dopo t’accorgi che non è così. Un giorno dici di rispettare uomini e cose e il giorno dopo ti accorgi che ti sei sopravvalutato. Tutto cambia: anche lo sguardo con cui osservi le cose. Un tempo un cespuglio era un grumo di foglie; oggi è un nugolo…
-
E se le tue mani, se il tuo sorriso, se il tuo volto, se i tuoi seni, se l’incavo del ginocchio, se la fossetta tra la spalla e il collo, se le dita dei piedi, se l’iride quando arriva la luce, se le vene del dorso delle mani, se l’apice delle unghie, se l’attaccatura dei…
-
Quando si fa ritorno e si scorgono i profili delle cose di casa, familiari o natìe si sente un quieto respirare del cuore. Proprio quei palazzi gialli al Sole e quei tetti che la pioggia novembrina rendeva grigi e lustri di chéta pioggia. Proprio quelle chiese che incontravi sul percorso della scuola: le suorine trafelate;…
-
Descrivi uno dei tuoi momenti preferiti. A Napoli la sera il selciato rovente rimanda il calore del giorno. Dai negozietti a margine, senza marciapiedi innanzi, il languido lucore dei dolci ricoperti di glassa, lo schietto vociare dei ristoratori sotto pergole d’edera che danno sollievo. Napoli città pigra che di sera si desta ma piano, senza…
-
Ognuna di queste sere potrebbe essere la sera definitiva. Tengo tutte le finestre aperte sui diversi affacci. Non si leva un solo refolo di vento, ma i cani non smettono mai di abbaiare. La solitudine li strugge e chiamano e chiamano altri loro simili ai quattro punti cardinali. Qualcuno risponde; qualcuno tende le orecchie ma…
-
Mi afferri le mani, io faccio “bubù” poi prendo la macchina e vado lassù! Chi ha preso le chiavi? Le ha prese Mariù! Oh no, è vero, lei con noi non c’è più! Se conto le dita, ne ho centosei. Ma chi te lo ha detto? Me lo ha detto lei! Tutti i giorni mi…
-
Tu parlavi ed io ascoltavo. Non era quello tuo un parlare come fanno tutti. Era un continuo andare e venire d’onda; un piacevole andare come, poco dopo che è calato il Sole, rimane una lama ghiacciata sull’orizzonte marino. Qualcosa di indescrivibile.Le tue mani, che ad un certo punto presero le mie, s’accorsero del mio timore…
-
Non parlerò più con nessuno. Un saggio silenzio si impossessi dunque delle persone. Tacciano interi paesi, regioni. Tacciano gli Stati. Tutto questo parlare che diventa indistinto brusio: una Babele che non vuole arrivare al cielo. Quando noi due stiamo in silenzio sono altre cose di noi a parlare. Sono le dita, le ombre delle tue…
