sandroamici
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Il lunedì ci terrorizza, forse perché rappresenta l’inizio di un ciclo ripetitivo che ha l’aggravante di spostarsi sempre in avanti nel tempo. Una sorta di inesorabile balla di fiero che rotola e alla quale siamo accalappiati. Solo Buster Keaton, malinconico genio, aveva il potere di scansarle, mentre rotolavano minacciose e infinite a valle. Lui: eterno…
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Quello che una volta credevo fiaba è diventato dura realtà! Il mio adorato nonno era un fascista senza il coraggio di dirlo apertamente. Quelle verdi colline digradanti soltanto selve presto abbandonate. La dolce fata che le mie giornate colorava, una scaltra ninfomane bugiarda. Non è restato nulla! Nemmeno la soddisfazione di vedere i colpevoli morire.…
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Il silenzio lontano alzato dal tramonto arriva dal mare, roboando. E diventa pallido al chiaror di Luna. S’attarda innanzi a bui cancelli chiusi, latra allo scuro vortice dell’ore, sveglia i bambini piccoli dal sogno ed accompagna il lamento dei malati. Nero silenzio colmo di ricordo, cupo silenzio di tortore lontane, frusciando ali tra i rami.…
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Solo là blu e giallo e grigio, uniti al debole fruscìo del vento, conducono armoniose onde sulla riva. Come pinnacoli, svettano acerbi fusti. Intatta primavera. Impervio vivere, rannicchiati al gelo, immobili come impavidi e bianchi cani da pastore. Dei della Terra. Distaccati Dei dalle verdi barbe incolte! Soffocate le acque in gole disadorne, ombre lambendo…
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Verde incolto e strisce di cantiere, muri sbrecciati e umidità che sale, finestre sui cortili e un bimbo, da solo , che lancia verso la quercia un sasso e poi si pente. Là a ponente smettono le nubi. Incontrano il limitar del mare mentre di qui, sui colli, stagnano e si contorcono, piangendo gocce gialle.…
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Piove a stille nell’aria. Minuscoli baci dati alla terra. Tra pulviscoli di nebbia a tratti aperta e braccia subito serrate. Capricci tra i capelli queste gocce. E cantando vola il vento dell’Appennino che ancora porta il ciuffo di una molle neve. Grigia e celeste nuvolaglia sul sommo delle colline. Sonno che ti attanaglia e desiderio…
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Ecco, sono le due, le due della civetta e dei graffi sul tetto, del sudore senza motivo, della sopportazione. Le due dei cristalli al quarzo e della gola arsa, dell’imporsi un pensiero positivo mentre la notte rotola. Tutto alle due rimane fermo. La voglia, la rabbia e il disamore. E poi le tre. Le tre…
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Chissà quante volte mi sarà capitato di fare del male. Anzi! So per certo di averne cagionato. Ma la consapevolezza di questo giunge solo dopo. Solo dopo che ne vediamo i frutti infausti ce ne rendiamo conto.Ora io non ho mai pregato, ma se ci fosse qualcuno mai ad ascoltarmi oltre queste mura, questa luce…
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È sempre notte quando ti inseguo senza mai raggiungerti. Poiché solo in sogno ti vedo, o perfetta somiglianza! O sublime sintonia! Questo tuo sorriso che sorride al cosmo, superando mille volte il cielo; questa dolce serenità… questa bellezza sinuosa che ti viene anche da dentro; questa forza prodigiosa… E io di notte ti vedo, camminar…
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Sono un vecchio che si commuove per un ulivo al vento e quel suo scindersi composto, rumoreggiando il mare. Fronde d’argento, mite tormento una lenta ed inesausta torsione ancorata a terra. Quasi un vulcaneo grido. Io e lui. Entrambi a terra immobili.
