sandroamici
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Piccola infaticabile formica Che vede il filo d’erba all’orizzonte Sappi che oltre quello devi andare Oltre il recinto, al di là del vallo C’è tutto un mondo che agli occhi ci s’accende Un mondo che ti aspetta e da scoprire! Va quindi, piccola formica. Non ti addolorare dello sguardo sperso Di chi non comprende Che…
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Un grido abita in me,che mai si svela.
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Nei bar quelle disastrose vetrate che mostrano la nostra debolezzapiegati sul bicchiere a ricordare,senza poter capovolgere il destino. Senza poter tornare indietrosiamo quel che siamomentre scende penosamente dentro il vetroil veleno che ci stordisce. Nei bar è così crudele la fredda noncuranzacon cui i baristi nettano i banconidopo che mille anime vi si sono perse.…
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Avevo un amico e un angeloangelo cadutoe da allora ho compreso ancora meglioquant’è ineluttabile la morte Questo grande spettacolo all’apertoche presto finisce e dove nessuno applaude Però ci resta un seme di gioia e di doloreun dolce pulviscolo.Ogni tanto appare a notte fondadorato e luminoso, così denso di candida purezzache ci accompagna in sognoe fa…
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Cose che non ho detto O cose che ho detto troppo O cose che potevo fare e non ho fatto e cose Che potevo evitare. Tutto, che sia stato detto o fatto, Giusto o sbagliato che sia L’ho fatto per gli altri. E forse questo È l’unico errore certo. ——
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Siamo celati dalla nebbiacome colpevoli amantied accendiamo i nostri luminiben distanti dalle bombe che brillano. Chi di noi è dotato di pietà?Chi rammenta il fratello dispersoil bambino piagato e la madre piangente? Come se il mondo fosse una sfera spaccatae noi vivessimo in un’altra galassiacome se non sapessimo che la Terra girae potremmo respirare lo…
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Era largo, agli esordi, il cerchioe potevi fare giri e giri e giri…perderti, ritrovarti, perderti di nuovo, cadere e poi rialzarti Poi si stringe, senti un soffocarefare di ogni giorno un giorno per farenon devi restare con le mani in manoperché nemmeno Dio lo ha fatto. Poi viene il tempo in cui non hai più…
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Ho perso l’incanto per la fotografia osservando attentamente una turista che fotografava tutte le insegne di brand famosi sui negozi di Roma e lo faceva con l’espressione rapita di una bambina al centro del suo mondo perfetto. Lì mi sono detto che non era più tempo per la fotografia che conosco, ma per un mostro…
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Mi ricordo le sedie alla rovescia per appoggiare il petto allo schienale e le chiacchiere serali all’infrescata nel ritornare della brezza al mare. Gli sfottò leggeri e le risate profonde di stanchezza e quella dolce ebbrezza che risaliva dal gorgoglio del vino. Il corteggiare con le mezze frasi e sguardi di sfuggita. Le fughe all’ombra…
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Terra in me depositata come in un vaso di pallido coccio Terra madre e sorella, fatta di ombre celesti e di luci dorate e improvvise Terra che mi scalda dentro e continuamente germoglia funghi e muschio. Odorosa di tiepidi nascondigli. Terra che meravigli e che dunque calda m’accogli quando sarà venuto il tempo.
